AEO e GEO: che cosa dicono davvero gli studi sulle citazioni delle AI
In breve
- Google dichiara che llms.txt, markup speciali e testi a blocchi non servono per comparire nelle sue risposte generative: per l’azienda resta SEO.
- Lo studio GEO indica fino al 40% di visibilità in più con fonti, citazioni e dati, ma su un motore simulato e con fonti già selezionate.
- Per il Tow Center oltre il 60% delle risposte su articoli giornalistici era errato: essere citati dalle AI non significa essere riportati bene.
Per comparire nelle risposte generative di Google non servono file llms.txt, markup speciali né testi spezzati in piccoli blocchi. Lo ha scritto la stessa azienda nella guida annunciata il 15 maggio 2026, che dedica una sezione alle convinzioni errate su AEO e GEO, le sigle di answer engine optimization e generative engine optimization. Per Google, sintetizza il documento, ottimizzare per la ricerca generativa resta SEO.
Attorno a queste sigle sono nati servizi e software. Gli studi pubblici sono pochi e affermano meno di quanto si legga nelle offerte commerciali. Molte statistiche in circolazione arrivano da aziende che vendono strumenti di monitoraggio: vanno lette sapendo chi le ha prodotte.
Che cosa ha misurato lo studio sulla GEO
Il lavoro di riferimento è firmato da ricercatori di Princeton e dell’IIT di Delhi, con due autori indipendenti, ed è stato accettato alla conferenza KDD del 2024. Su un benchmark di 10.000 domande gli autori hanno modificato i testi di alcune fonti e misurato quanto spazio ottenevano nella risposta di un motore simulato, costruito con le prime cinque fonti di Google e GPT-3.5. Aggiungere riferimenti, citazioni testuali e statistiche ha migliorato la visibilità fino al 40%, mentre il keyword stuffing non ha dato vantaggi apprezzabili. I siti più in basso nei risultati ne traevano più vantaggio.
I limiti contano quanto i risultati. Il test parte da fonti già recuperate: misura come cambia la presenza di una pagina dentro la risposta, e gli autori dichiarano di non aver valutato l’effetto sul posizionamento. La verifica su un sistema reale, Perplexity, riguarda 200 esempi con i testi caricati come file. L’efficacia varia per settore e gli stessi autori prevedono che i metodi vadano adattati all’evoluzione dei motori.
Chi viene citato davvero
Il Pew Research Center, analizzando le ricerche Google di 900 adulti statunitensi nel marzo 2025, ha trovato che Wikipedia, YouTube e Reddit pesavano per il 15% delle fonti nei riassunti AI e per il 17% nei risultati classici. I siti governativi salivano dal 2% dei risultati standard al 6% dei riassunti, le testate restavano al 5% in entrambi i casi.
Un preprint dell’Università di Toronto del settembre 2025 ha confrontato Google con motori AI, tra cui GPT, Claude, Gemini e Perplexity, soprattutto su domande del tipo “i dieci migliori” in Stati Uniti e Canada. Rispetto a Google, i motori AI privilegiano le fonti di terzi, come testate e recensori, sui siti dei marchi. Nell’analisi per settore, condotta sulle citazioni di GPT, i social sono quasi assenti e la quota di fonti terze arriva al 92,1% nell’elettronica di consumo negli Stati Uniti e al 74,2% nel software in Canada; la sovrapposizione con i risultati di Google è in genere bassa. Il metodo ha limiti: la tassonomia delle domande nasce da post su Reddit e i domini sono stati classificati in parte con GPT-4o.
La lezione ha un confine. Google avverte che cercare menzioni artificiali sul web aiuta meno di quanto sembri, perché i suoi sistemi premiano la qualità e bloccano lo spam.
Una citazione può essere sbagliata
Il Tow Center for Digital Journalism, sulla Columbia Journalism Review, ha sottoposto a otto strumenti di ricerca generativa 1.600 richieste su articoli giornalistici nel febbraio 2025. Oltre il 60% delle risposte era errato; Grok-3 ha rimandato a pagine di errore in 154 casi su 200. Uno studio di EBU e BBC su oltre 3.000 risposte valutate da giornalisti ha trovato almeno un problema significativo nel 45% dei casi e riferimenti alle fonti mancanti o fuorvianti nel 31%. Entrambi riguardano le notizie e non i marchi, ma mostrano che le allucinazioni dei chatbot toccano anche le fonti che indicano. Essere nominati non significa essere riportati correttamente.
Che cosa si può misurare
Google offre il rapporto sulle prestazioni generative in Search Console e mette in guardia dagli strumenti esterni che promettono risultati o vantano accesso a metriche interne. Microsoft ha aperto a febbraio 2026, in anteprima pubblica, AI Performance in Bing Webmaster Tools: citazioni in Copilot e nei riepiloghi di Bing, pagine citate e un campione delle query usate per recuperare i contenuti. Per ChatGPT il primo punto di controllo è l’accesso: OpenAI spiega che un sito che esclude OAI-SearchBot non compare nelle risposte di ChatGPT search, salvo semplici link di navigazione, mentre GPTBot riguarda l’addestramento e si può bloccare separatamente.
Che cosa fare, senza illusioni
Le indicazioni sono della redazione e nessuna garantisce una citazione.
- Controllare l’accesso. Robots.txt, CDN e firewall non devono fermare i crawler di ricerca. Sull’addestramento si decide a parte.
- Mettere in pagina dati verificabili. Cifre con origine, fonti citate, citazioni testuali attribuite: è ciò che ha funzionato nel test GEO e serve comunque a chi legge.
- Scrivere ciò che altri non possono copiare. Google chiede contenuti non generici. Casi propri, numeri propri ed esperienza diretta sono difficili da riassumere altrove.
- Guadagnare presenza fuori dal sito. Recensioni, stampa di settore, associazioni, partner. Mai menzioni comprate o fabbricate.
- Usare i dati strutturati per quello che fanno. Per Google non sono richiesti nella ricerca generativa, ma restano utili per i risultati arricchiti.
- Tenere un registro. Una ventina di domande reali dei clienti, ripetute ogni mese sui principali assistenti, annotando chi viene citato e gli errori sul proprio conto. Le risposte variano: conta la tendenza, non il singolo test.
Chi vende citazioni garantite promette qualcosa che Google stessa non promette a nessuno: la sua guida precisa che neppure una pagina in regola ha la certezza di comparire, e invita a vagliare i servizi AEO e GEO con gli stessi criteri usati per le consulenze SEO.
Fonti
- Google’s Guide to Optimizing for Generative AI Features on Google Search – Google Search Central
- A new resource for optimizing for generative AI in Google Search – Google Search Central Blog
- GEO: Generative Engine Optimization – arXiv (Aggarwal et al., KDD 2024)
- Google users are less likely to click on links when an AI summary appears in the results – Pew Research Center
- Generative Engine Optimization: How to Dominate AI Search – arXiv (Chen et al., University of Toronto)
- AI Search Has A Citation Problem – Columbia Journalism Review, Tow Center
- Largest study of its kind shows AI assistants misrepresent news content 45% of the time – VRT su studio EBU e BBC
- Introducing AI Performance in Bing Webmaster Tools Public Preview – Microsoft Bing Webmaster Blog
- Overview of OpenAI Crawlers – OpenAI
Foto: Sala di lettura di una biblioteca, di Thaler, CC BY-SA 3.0, via Wikimedia Commons.
Domande frequenti
Il file llms.txt serve per farsi citare?
Per Google Search no: la guida del maggio 2026 spiega che il motore non lo usa e che non influisce sulla visibilità. Può restare utile per altri servizi.
Esistono tecniche dimostrate per farsi citare dalle AI?
Lo studio GEO del 2024 ha misurato vantaggi aggiungendo fonti, citazioni e statistiche, in condizioni di test. Non dimostra un effetto sulla selezione delle fonti e nessuna tecnica garantisce una citazione.
Come si controlla se un sito viene citato?
Search Console offre il rapporto generativo con le impression e Bing Webmaster Tools il rapporto AI Performance con le citazioni. Per il resto la redazione suggerisce un registro periodico di domande reali.
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Redazione
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