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WEDS di Taranto: barriere marine stampate in 3D con i gusci di cozze

· 3 min di lettura

Il porto di Taranto
Il porto di Taranto. Foto: Benjamin Smith, CC BY-SA 4.0, Wikimedia Commons

In breve

  • WEDS di Taranto ha vinto a Napoli il primo Blue Waves Startup Contest con Bio Reef, barriere stampate in 3D dai gusci.
  • Il premio è l’ingresso nell’ecosistema venture di CyberTribu; gli articoli non indicano importi né quote.
  • Le pagine consultate del sito non riportano volumi, certificazioni o risultati in mare: la resa delle barriere resta un’affermazione dell’impresa.
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WEDS, startup di Taranto che ricava materiali dai gusci di cozze e di altri molluschi, ha vinto il 30 ottobre a Napoli la prima edizione del Blue Waves Startup Contest. Il progetto premiato si chiama Bio Reef: barriere artificiali stampate in 3D con i gusci di scarto, pensate per il ripristino degli habitat sui fondali. La finale, riferisce Il Nautilus, si è tenuta alla Stazione Marittima durante Port&ShippingTech, con nove startup in gara.

Il premio non consiste in una somma dichiarata. La vittoria apre a WEDS l’ingresso nell’ecosistema venture di CyberTribu, che ha organizzato il contest con Clickutility Team: competenze e risorse per sviluppare l’impresa. Gli articoli sul premio non indicano importi né quote. Serena Lotto, fondatrice, direttrice operativa e responsabile della ricerca sui materiali, ha legato il valore del riconoscimento alla possibilità di confrontarsi con imprese e investitori del settore. Sul podio con WEDS sono saliti Zefmar, con un’ancora pieghevole, e Seamorph Robotics, con un robot subacqueo riconfigurabile per ispezionare le infrastrutture marine.

Dal guscio al carbonato di calcio

Dietro la sigla c’è W3DS, da “Wast3d Shells”, il progetto di WEDS S.r.l. Avvenire nell’agosto 2024 presentava come fondatori Serena Lotto, Matteo Peluso, amministratore e responsabile tecnico, e Michele De Siati, responsabile finanziario. Avevano tra 27 e 33 anni ed erano tornati a Taranto da Lecce, Roma e Cremona dopo gli studi universitari. L’idea era nata circa tre anni prima in un garage; la costituzione in società, riferiva Peluso nell’estate 2024, risaliva a gennaio.

Il processo parte dagli scarti semilavorati delle aziende che confezionano cozze in vaschetta, soprattutto nell’area di Taranto. I gusci diventano carbonato di calcio macinato, base di un cemento per la stampa 3D che i fondatori definiscono ecosostenibile. Nel 2024 la macinazione avveniva in un piccolo laboratorio a Manduria, su un terreno di uno dei soci. Oggi il sito dell’impresa elenca carbonato di calcio in varie granulometrie, miscele per la rigenerazione delle barriere coralline e per gli habitat marini, intonaci e filler per l’edilizia. La pagina del team aggiunge inerti e chitosano.

Il modello si regge su una differenza di costo. Secondo i fondatori, smaltire i gusci come rifiuto costa alle grandi aziende circa 230 euro a tonnellata per Avvenire, quasi 250 per Dissapore: da qui l’interesse a cederli. La tracciabilità degli acquisti serve anche a dimostrare che quei volumi non vengono smaltiti illegalmente. Restano fuori i gusci della ristorazione, contaminati da oli e condimenti: l’impresa chiede, con altre realtà del settore, una modifica normativa che li qualifichi come materia prima seconda.

Chi l’ha sostenuta

Tra i sostenitori Avvenire indica Faros, l’acceleratore per la blue economy della rete di Cdp Venture Capital, Cassa depositi e prestiti, che ha messo a disposizione contatti e un finanziamento iniziale definito consistente ma senza cifre, Shell Inventa Giovani, il Premio nazionale per l’innovazione e Start Cup Puglia, oltre a una borsa della Fondazione Taranto25. Sul proprio sito l’impresa riporta anche il primo posto al premio “L’economia che fa il bene” di Avvenire, nel 2024.

I dati che mancano

Il limite, per chi valuta il progetto, è l’assenza di numeri pubblici. Le pagine consultate del sito non riportano volumi lavorati, certificazioni, prove di laboratorio o risultati in mare. Che geometrie e superfici delle barriere favoriscano la colonizzazione da parte degli organismi marini è un’affermazione dell’impresa, non verificata da terzi nelle fonti consultate. Gli articoli sul premio non dicono se, dove e quando le strutture siano già state posate.

L’ultimo quadro dettagliato risale al 2024: il materiale veniva macinato per un progetto di ricerca sulle barriere da stampare e la startup riforniva un’azienda specializzata. Circular Economy for Food segnalava mattoni e malte già prodotti con polvere di gusci e, come obiettivi, abitazioni stampate in 3D e piste ciclabili sul modello del béton-coquillage francese.

Il passaggio che darebbe sostanza al premio è una posa in mare monitorata, con dati sulla colonizzazione e sulla tenuta del materiale. Altri profili di giovani imprese sono nella sezione Startup; sul capitale che guarda a questi modelli, i fondi di venture capital sostenibili.

Domande frequenti

Che cosa produce WEDS?

Ricava carbonato di calcio da gusci di cozze e altri molluschi e lo usa per miscele destinate a edilizia, habitat marini e stampa 3D. Bio Reef è il progetto di barriere artificiali stampate in 3D.

Da dove arrivano i gusci?

Dalle aziende che confezionano cozze, soprattutto nell’area di Taranto, con una filiera tracciata. I gusci della ristorazione sono esclusi perché contaminati da oli e condimenti.

Le barriere sono già in mare?

Le fonti consultate non lo indicano: né il sito dell’impresa né gli articoli sul premio riportano pose in mare o risultati misurati.

Redazione Cybermag

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