Vai al contenuto
Ultima ora
Barletta-Andria-Trani

Ruggiero Lovreglio, da Barletta alla Nuova Zelanda per modellare le fughe

· 3 min di lettura

Il castello di Barletta
Il castello di Barletta. Foto: Katiapiepoli, CC BY-SA 4.0, Wikimedia Commons

In breve

  • Ruggiero Lovreglio, ingegnere di Barletta, è professore alla Massey University e studia le evacuazioni con strumenti digitali.
  • Dal 2022 ha una Rutherford Discovery Fellowship da 800.000 dollari neozelandesi in cinque anni per modellare il movimento delle folle.
  • È tra gli autori di uno studio del 2026 che con dati Facebook individua le aree più danneggiate e meno evacuate a Los Angeles.
3 min. di lettura

Sulle mappe degli incendi di Los Angeles del gennaio 2025 ci sono undici riquadri di circa 2,4 chilometri di lato in cui il danno agli edifici supera la quota di residenti allontanati. Nove si trovano attorno all’incendio Eaton, due attorno al Palisades. Li ha isolati uno studio uscito su Transportation Research Part D nel 2026, con primo autore Shangkun Jiang dell’Università della Florida e tra i firmatari Ruggiero Lovreglio, ingegnere civile di Barletta che dal 2016 lavora in Nuova Zelanda.

Lovreglio, detto Rino, è professore alla Massey University, in Nuova Zelanda. La promozione ha effetto dal gennaio 2025. Il suo campo è il comportamento umano nei disastri: che cosa decidono le persone quando devono uscire da un edificio o da un quartiere, e come tradurlo in modelli utili a chi progetta.

Dal Politecnico di Bari ad Auckland

Nel maggio 2014 BarlettaViva lo presentava come un barlettano di 26 anni, dottorando del Politecnico di Bari, in ricerca alla Edinburgh Napier University, alle prese con un questionario online sulle reazioni a incendi e terremoti. La sua biografia riporta il liceo Cafiero di Barletta, il dottorato del 2016 nella scuola congiunta dei Politecnici di Bari, Milano e Torino e un periodo da ricercatore tra l’Università di Auckland e il NIST statunitense.

Alla Massey è arrivato nel 2018 e ha creato il Digital Built Environment Lab, con visori di realtà virtuale e aumentata, droni, sensori per il tracciamento dello sguardo e parametri biometrici. L’ateneo ha riferito nel 2021 che aveva raccolto oltre 100.000 dollari neozelandesi per le attrezzature. Nell’ottobre 2022 è arrivata la Rutherford Discovery Fellowship: 800.000 dollari neozelandesi in cinque anni per cercare le regole di base del movimento delle folle, combinando esperimenti in realtà virtuale e aumentata, scansione 3D del corpo, apprendimento automatico e prove sul campo. L’obiettivo dichiarato a lungo termine è il primo centro neozelandese dedicato alla dinamica dell’evacuazione pedonale.

Dentro una stazione metro virtuale

Uno dei metodi del suo gruppo è mettere le persone in un visore e far loro scegliere un’uscita. Uno studio del 2025 su Fire Technology ha ricostruito l’evacuazione di una stazione della metropolitana. Sul sito di Lovreglio il modello che ne deriva è pubblico e si può interrogare: la presenza di un addetto che indica un’uscita ha coefficiente 2,739, ogni personaggio virtuale in più presso quell’uscita 0,035, e se l’addetto è un vigile del fuoco si aggiunge 0,559. In quel modello l’indicazione di un addetto pesa molto più della presenza di una persona in più.

Lo stesso approccio è passato all’addestramento. Tra le pubblicazioni elencate per il 2026 c’è un confronto fra formazione antincendio con realtà virtuale, aumentata e video, misurata sulla memoria a lungo termine e sulla prestazione reale. È il terreno della formazione aziendale immersiva, che qui viene applicata alla sicurezza.

Dai telefoni alle regole tecniche

L’altra linea usa i dati di mobilità. Dopo l’incendio Kincade del 2019 in California, il gruppo ha ricostruito le decisioni di migliaia di evacuati da milioni di segnali GPS di telefoni e smartwatch. Lo studio su Los Angeles impiega invece i dataset aggregati di Facebook, a blocchi di otto ore: misura gli utenti della piattaforma, non l’intera popolazione. Il risultato è che chi viveva più vicino al fuoco è partito prima, mentre ordini tardivi o notturni hanno abbassato l’adesione. Circa tre quarti delle evacuazioni si sono concluse in zone residenziali.

Il lavoro entra anche nelle corsie. Nel maggio 2025 la Massey ha diffuso un’analisi di otto esercitazioni in due ospedali neozelandesi: i pazienti a letto si muovono più lentamente, nelle unità ad alta dipendenza la preparazione si allunga perché vanno staccati i macchinari, e ripetere le prove riduce i tempi. Lovreglio spera che quei dati aggiornino le norme antincendio.

Sulla ricaduta normativa il riferimento è l’università: la Massey scrive che le sue ricerche sono citate in documenti di ISO, Organizzazione Mondiale della Sanità e governo britannico, un dato che non abbiamo controllato documento per documento. Lovreglio rappresenta la Nuova Zelanda nel gruppo di lavoro ISO sull’ingegneria della sicurezza antincendio. Altri casi di tecnologie applicate alle organizzazioni sono nella sezione Digital transformation.

Domande frequenti

Chi è Ruggiero Lovreglio?

Un ingegnere civile di Barletta, formato al Politecnico di Bari, professore alla Massey University in Nuova Zelanda e Rutherford Discovery Fellow della Royal Society Te Apārangi.

A che cosa serve la realtà virtuale nei suoi studi?

A osservare quale uscita scelgono le persone in un'evacuazione simulata, con altri evacuati e addetti che danno indicazioni, e a sperimentare forme di addestramento alla sicurezza.

Che cos'è l'indice DEDI?

Un indicatore introdotto nello studio sugli incendi Palisades ed Eaton: segnala le aree in cui il tasso medio di danno agli edifici supera il tasso di adesione all'evacuazione.

Redazione Cybermag

Scritto da

Redazione

La redazione di Cybermag segue innovazione digitale, intelligenza artificiale, cybersecurity e startup, con le fonti di ogni informazione.

Continua a leggere